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Fiabe di animali

Qui trovi alcune fiabe per bambini dedicate agli animali.
 | Sono storie di piccoli e grandi animali che affollano i sogni dei bambini e degli adulti.
Fiabe di Animali Gli animali protagonisti di racconti da sogno! Lupi cattivi, gatti ingegnosi, magici ranocchi, bellissimi cigni. |
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Birba era un cucciolotto che, a volerla dire giusta, per la
sua et'a' era troppo viziato.
Si dava arie da spavaldo e, non sapendo valutare le sue capacità, si riteneva
anche superiore agli altri animaletti.
Cane di buona razza, era stato allevato e vezzeggiato come un cocchino. Birba
aveva approfittato di questo particolare trattamento ed ora passava il tempo
sempre fuori di casa, giorno e notte, a divertirsi ed a scorazzare aggregato
ad una compagnia della peggiore risma, della quale sperava diventare il capo.
A nulla valevano le benevoli paternali dei genitori e questo perchè non
avevano mai pensato di dargli una severa lezione.
Senza ascoltare consigli Birba continuava, insensibile, a frequentare la
compagnia di Ramazza e Stecco.
Ramazza era un vero birbante che portava sul groppone i segni dei pallini
partiti dal fucile di un contadino al quale aveva assalito e devastato il
pollaio.
Stecco certamente non era da meno.
Fra tutti, cento ed una ne avevano combinate!
Pollai e nidi vuotati, orti devastati; i bambini, quando li vedevano,
fuggivano a gambe levate.
Non parliamo poi dei gatti... poveretti!
Pensate che non osavano più mettere il muso fuori dalla porta quando in paese
compariva Ramazza.
Una notte, mentre ritornavano da una delle solite imprese, i tre amici si
trovarono di fronte ad un largo fossato.
Ritenendolo anche quello un diversivo, si misero in fila indiana e, uno dopo
l'altro, con una buona rincorsa, saltarono il fosso facendo la gara per il
salto più lungo.
Birba, che era l'ultimo della fila e che, come sapete, essendo così borioso
non sapeva mai misurare le proprie forze, prese anch'egli la rincorsa.
Spiccò il salto e, quando toccò terra, non era sull'altra riva, bensì nel
mezzo del fosso, dove sprofondò in un mare di fango.
Gli amici, intanto, erano andati via e Birba dovette faticare molto per
tirarsi fuori da quel guazzabuglio e, quando finalmente vi riuscì, lascio
immaginare a voi in quali condizioni si trovasse.
Era così sporco e nero da spaventare un lupo.
Man mano che il fango nero gli si asciugava addosso, il pelo si rizzava...
insomma sembrava un mostro!
Pensate che un vecchio Gufo, che aveva assistito alla scena, cominciò a
ridere ed a beffeggiarlo.
- Gli animaletti disubbidienti - gli disse - finiscono sempre per
trovarsi nei pasticci!
Siccome Birba era stato l'ultimo della fila a saltare, Ramazza e Stecco non si
accorsero dell'accaduto e si allontanarono per i campi.
Cosicchè il povero Birba, conciato a quel modo, si incamminò solo verso la
cuccia paterna.
Quando si presentò alla porta, la sua mamma, per lo spavento, incomincio ad
urlare di terrore svegliando tutto il vicinato.
- Aiuto! C'è un mostro! - gridava.
A quelle grida, i vicini si radunarono con forche, scope, bastoni mentre
Birba, inutilmente, chiamava ed implorava la sua mamma di riconoscerlo.
- Sono Birba! Il tuo Birba! non sono un mostro!
Ma nella confusione che si era creata, nessuno più l'ascoltava.
- Addosso! Addosso! - gridavano i vicini.
Le scope cominciarono a volare e, sul groppone di Birba, arrivarono botte a
non finire.
Il nostro cagnolino cercava disperatamente di sottrarsi a quell'uragano di
botte.
Quando, finalmente, riuscì a sfuggire all'accerchiamento scappò nella
campagna con la lingua che arrivava fino a terra. Era tutto pesto, gonfio,
pieno di graffi e saltava e correva senza vedere dove andava, pur di
allontanarsi dai suoi persecutori. All'improvviso scorse i suoi amici. - Ramazza!
Stecco! - li chiamò.
I due si voltarono ma non lo riconobbero, anzi, spaventati più che mai, si
diedero alla fuga.
Desolato, Birba riprese il suo cammino e, ad un tratto, sentì il vuoto sotto
di sé e con un tonfo inaspettato cadde nel bel mezzo del canale che conduceva
l'acqua al vecchio mulino.
- E due! - mormorò tra i denti, abbaiando debolmente.
Questa volta però, anche se inaspettata, la caduta nel canale fu
provvidenziale.
Annaspando e nuotando nell'acqua fredda, il nostro cagnolino riuscì a
liberarsi del fango nero che aveva addosso ed adesso il suo pelo era ritornato
lucido e pulito.
Anche il dolore per le bastonate avute si era calmato.
Birba raggiunse la riva e si lasciò cadere sull'erba per riposare e meditare
un po' sull'accaduto.
- Povero me! - si disse - Aveva ragione il vecchio Gufo! Ma come
hanno potuto scambiarmi per un mostro?!
Alcuni uccellini gli si avvicinarono preoccupati.
- Torna nella tua cuccia, Birba! - gli dissero - C'è un terribile
mostro in giro per il bosco.
- Non temete! - esclamò Birba - Il mostro non c'è più perchè...
io l'ho messo in fuga!
Poi, scrollandosi l'acqua di dosso, riprese lentamente la via del ritorno.
La mamma, dopo quella brutta apparizione, attendeva con ansia il ritorno del
suo Birba e temeva per la sua sorte qualora avesse fatto qualche brutto
incontro.
Quando finalmente lo vide arrivare tutto pesto, gli corse incontro
abbracciandolo ed accarezzandogli i bernoccoli che, per la verità, erano
piuttosto numerosi.
- Piccolo mio! - gli disse, commossa - sono stata tanto in ansia per
te.
Birba raccontò di aver messo in fuga il terribile mostro e la sua mamma,
orgogliosa per il coraggio dimostrato dal suo piccolo, fece una grande festa e
preparò un pranzetto succulento in onore di Birba.
Tutti gli animaletti lodarono il cagnolino per il suo coraggio e gli offrirono
molti doni.
Il vecchio Gufo, però, che sapeva la verità, disse al cagnolino:
- Non bisogna mai dire bugie, ma se tu prometti di diventare un cagnolino
buono ed ubbidiente io non racconterò a nessuno come si sono svolti i fatti!
Birba promise e, da quel giorno, iniziò una nuova vita. Ubbidiva sempre alla
sua mamma, seguiva docilmente il suo padrone e..., non frequentò mai più
Ramazza e Stecco.
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